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5.
Il portavaso (o vaso esterno o fioriera)
Il
portavaso (o vaso esterno) deve essere un vaso
di materiale inerte (solitamente di plastica),
a tenuta stagna, e serve come contenitore per l' idrovaso
(o vaso interno), il relativo indicatore di livello
e per l'acqua con il fertilizzante.
I
portavasi hanno misure standard, per cui
calzano perfettamente sul relativo vaso interno che
già ingloba l'indicatore di livello.
I portavasi possono avere dimensioni e forme diverse,
possono essere rivestiti di svariati materiali
e possono essere, a parità di dimensione, sostituiti
velocemente tra di loro semplicemente sfilando il
vaso interno che contiene la pianta e l'indicatore.
Normalmente ad ogni portavaso corrisponde un vaso
interno e quindi una pianta, ma nulla vieta di poter
inserire più piante con le stesse caratteristiche
nello stesso idrovaso e quindi nello stesso portavaso.
È
possibile anche realizzare delle composizioni
più o meno grandi utilizzando più piante,
anche diverse per tipo, in questo caso sarà
necessario l'uso di un portavaso di medie o grandi
dimensioni che prende il nome di fioriera
per idrocoltura.
Le fioriere per idrocoltura possono avere dimensioni
anche molto grandi ma con altezze standard tali da
contenere esattamente i vasi interni (idrovasi) e
il/gli indicatori di livello che possono essere inseriti
anche a parte, (cioè staccati dall' idrovaso).
Normalmente le altezze standard delle fioriere per
idrocoltura sono due (h. 24 e h. 35 Cm. - misure esterne-)
tali da contenere idrovasi di altezza 19 e 28 Cm.
Gli idrovasi vengono posizionati all'interno della
fioriera per idrocoltura assieme all' indicatore di
livello.
Successivamente la fioriera viene riempita con uno
strato uniforme di argilla espansa di grosso calibro
fino a far scomparire dalla vista gli idrovasi. Rimarrà
visibile solo la parte graduata dell'indicatore di
livello, in modo tale da avere un piacevole impatto
estetico.
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6.
Le sostanze nutritive (microgranuli o resine a scambio
ionico)
Rappresentano
il nutrimento per le piante in idrocoltura.
Ne esistono di diversi tipi, ma le migliori e più
usate sono costituite dalle
resine a scambio ionico autodosanti, in
quanto consentono alla pianta di ricevere il giusto
nutrimento senza problemi di sovradosaggio.
Somministrando la quantità necessaria, viene
garantita la giusta dose di nutrimento alla pianta
per un periodo di 4/5 mesi, in maniera omogenea
e graduale, come richiesto dalla pianta stessa, senza
bisogno di altri interventi nel periodo se non quello
di fornire l'acqua.
Le resine a scambio ionico hanno l'aspetto di microgranuli,
e sono state studiate per cedere gradualmente all'acqua
le sostanze nutritive (sotto forma di ioni) che contengono,
assecondando il fabbisogno della pianta che le assorbe
tramite le radici.
Le resine hanno anche la funzione di assorbire alcune
sostanze di scarto rilasciate dalle radici delle piante,
e, indirettamente, di avere un certo controllo sul
ph dell'acqua grazie alle combinazioni con i sali
in essa disciolti.
N.B. Le resine non si sciolgono o si consumano,
cedono solamente il loro contenuto. Quelle esaurite
rimangono sul fondo senza recare danno alla pianta.
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